Fuga all’estero delle imprese italiane: un trend in continua ascesa

Scritto da Pubblicato in Mercato Economico

Ormai anche le recenti operazioni finanziare che hanno portato Versace nelle mani di Michael Kors e Magneti Marelli nell’egemonia della giapponese Calsoni Kansei, sono la perfetta manifestazione dell’ondata della fuga di note aziende italiane all’estero; un processo questo che si stima durerà anche l’anno prossimo.

Del resto, l’instabilità dei mercati italiani, a fronte della solidità estera, unita ad un’ottima qualità della vita, a detrazioni fiscali agevolate e ad una burocrazia snella, sono i punti cardini per i quali, secondo uno studio riportato da investinaustria.at da sempre in prima linea per il supporto di aziende italiane che vogliono trasferirsi all’estero, in particolare in Austria, questi noti brand italiani decidono di puntare a mete estere onde evitare di essere surclassati da tasse a volte esorbitanti.

Proprio sulla base di un’altra ricerca effettuata da Mergermarket le operazioni di M&A nel 2018 sono rimaste stabili, facendo registrare nei primi tre mesi dell’anno una lieve riduzione pari a € 32,2 miliardi rispetto ai € 38,2 miliardi del 2017.

Bisogna considerare che queste cifre comprendono anche un grande investimento pari a € 24 miliardi stipulato fra Essilor e Luxottica, cifra questa che equivale a più della metà del valore di tutto l’anno.

Cosa è emerso dal forum di Mergermarket

Questo rapporto curato da Mergermarket e presentato durante la IX edizione del “Forum M&A e Private Equity”, ha evidenziato che gli investimenti esteri e la fuga di aziende italiane all’estero sono stati rilevanti data la forte instabilità dei mercati italiani che si è avuta negli ultimi mesi.

Se infatti in Italia spesso le piccole e medie imprese si sentono soffocate dal sistema di tassazione, all’estero vengono accolte e aiutate non solo a crescere in quanto singole entità, ma in quanto portatrici della crescita all’intera economia del paese in cui si trasferiscono.

Come affermato anche dal manager della società di consulenza PwC, Massimo Benedetti, “l’appetito strategico per accedere al forte design e alle capacità manifatturiere delle imprese italiane unito alle maggiori barriere per gli investitori internazionali in altri Paesi stanno, per ora, compensando le incertezze che hanno contribuito ad aumentare lo spread italiano sui mercati finanziari”.

Non a caso, il fattore spread può avere maggiori ripercussioni su deal che interessano solo grandi società quotate sull’MTA di Borsa Italiana, ma non le PMI, che hanno il 70% del loro fatturato in Paesi esteri.

Prospettive incoraggianti di private equity per il 2019

Invece, inerente alla questione di Private equity, tutte le operazioni di buyout sono diventate uno dei fattori chiave anche quest’anno in merito all’attività italiana, giungendo a livelli record per un valore di € 15,8 miliardi rispetto agli € 8,2 miliardi del 2017.

Ecco che, come sottolineato anche dal Global head of research and Editorial analytics di Acuris, Giovanni Amodeo, che è intervenuto durante il Forum, il private equity è un fattore di rilevanza fondamentale per quanto riguarda il dealmaking italiano, contando su condizioni di finanziamento favorevoli le quali aiuteranno a mantenere questa tendenza positiva anche nel 2019.

Silvia