Un grande autore per un libro di successo: Pellegrino Artusi, commerciante e gastronomo

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la cucina secondo Pellegrino Artusi

Pellegrino Artusi, il grande gastronomo che ha creato la cucina italiana, aveva raccolto le sue tante ricette, vanto della casa borghese italiana dopo l’Unità politica, girando il paese nella sua veste di commerciante. Quando, ricco abbastanza, si era ritirato dagli affari, si dedicò completamente alla sua passione, e rimise in piedi le conoscenze raccolte, elaborando un ricettario che copriva un po’ tutta l’Italia. Sulla delicata questione di quale grasso utilizzare in cucina, elemento che pare dividere l’Italia, lui si esprimeva laicamente lasciando libero il cuoco: chi vuole utilizzi il burro, chi preferisce, lo strutto, o altrimenti l’olio, basta che il condimento sia saporito. Lui d’altronde veniva dalla tradizione dello strutto, essendo nato in Romagna, ma era vicino all’Emilia del burro, e si era trasferito poi a Firenze (dove avrebbe scritto il libro) patria della cucina con l’olio.

Ma, oltre a ispirarsi ai suo viaggi e alla sua conoscenza diretta, le edizioni successive alla prima, ospitavano ricette inviate dai primi lettori, ricette che configuravano un modello di “contenuti da parte del lettore”, come si direbbe oggi, che fanno capire come oramai nulla viene inventato.

Il successo del libro è dovuto in gran parte alla qualità della scrittura, che, da una parte consente una preparazione dei piatti facile perché la ricetta è ben descritta, dall’altra è piena di racconti, di citazioni, di fatti e fatterelli, di commenti salaci, così da rendere piacevole la lettura.

La cucina presentata è riconoscibile ancor oggi, tanto che il suo libro – che ha venduto più di un milione di copie! – è ancora in commercio e ancora in molte case si riproducono i suoi piatti. La base è, oggi come ieri, la pasta, proposta fresca (Artusi, da buon romagnolo, predilige la pasta ripiena) e secca, e le verdure, vero vanto della nostra agricoltura, sono sempre presenti.

Dunque una cucina nazionale, adatta a un pubblico borghese che vuol fare bella figura invitando a pranzo degli ospiti: la prima affermazione italiana di un ceto che trova nel piacere della tavola il gusto speciale dell’ospitalità.

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